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Quanto in basso può spingersi il giornalismo italiano

Quanto in basso può spingersi il giornalismo italiano

Quanto in basso può spingersi il giornalismo italiano? Molto in basso, soprattutto quando si parla di Napoli. Nei giorni scorsi ci siamo nostro malgrado abituati a sentirci dare degli indisciplinati, per una manifestazione di cordoglio in realtà molto disciplinata. Oggi raggiungiamo un nuovo livello, un richiamo all’antica storia dei napoletani colerosi. Ci pensa Massimo Giletti, un tizio che qualcuno, in un giorno imprecisato di un anno imprecisato, ha deciso di promuovere da “capera” dei Fatti Vostri a giornalista. Il nostro introduce un servizio sulla situazione epidemica in Campania. Parla delle polemiche riguardanti i dati ballerini forniti dalla Regione. Alle sue spalle, davanti agli occhi colpevolmente indifferenti del sindaco partenopeo, una gigantesca immagine del Vesuvio che sputa coronavirus in tutte le direzioni.

Quanto in basso può spingersi il giornalismo italiano

Questa è la sobria esposizione che la7, e in particolare quel tugurio di trasmissione che è Non è l’arena, danno di una drammatica situazione come quella che stiamo vivendo. Voleva essere una grafica spiritosa, ci chiediamo? Fateci sapere se qualcuno di noi ha riso. Fra l’altro Giletti non è nuovo a esternazioni di dubbio gusto su Napoli e i suoi cittadini. Ricordate quando disse che la città è “sporca e malavitosa”? Noi lo ricordiamo bene.

Non sarà l’arena, ma non è neanche giornalismo

C’è poi un elemento che in tutta questa questione fa quasi sorridere. perché, nel breve spezzone di video che potete vedere qui, il medico Pierino di Silverio ammonisce i presenti che non bisogna spettacolarizzare la situazione. Di Silverio invero si riferisce ad altro, ma stride in ogni caso con l’ennesima pagliacciata imbastita sulla dignità di Napoli e dei suoi abitanti. Qui a Napoli vogliamo anche tenerci il Coronavirus, ma almeno riprendetevi Giletti e i suoi sodali, grazie!

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